

======Il ceffone======


//Da Leggo Bologna del 22/02/05//

**Schiaffo a un alunno: ora rischia un anno**

     Un anno di reclusione per uno schiaffo a un alunno. 
     Con l'accusa di "abuso di correzione" trasformata in quella più grave 
     di "violenza privata". E' la condanna-shock chiesta dal pm Laura Amato 
     per un insegnante di scuola elementare, nel processo in corso al tribunale 
     di Milano per un episodio accaduto in classe. Durante le lezioni in una 
     scuola della città il maestro avrebbe mollato uno schiaffo a un alunno 
     e gli avrebbe poi appoggiato le nocche sulla testa. 
     Da qui la denuncia e il processo. 
     La madre del ragazzo si è costituita parte civile: si attende ora la sentenza. 



Dopo l'ennesimo articolo di quotidiano che equipara penalmente uno //schiaffo// ad una //violenza privata// mi sento raggelare. Premetto: non ho alcuna simpatia per gli schiaffi e non li considero un buon metodo di correzione. Ma vedendo la //tragedia irreparabile// che il preponderante mammismo nazionale ci ha ricamato sopra, mi viene quasi voglia di difenderli. Ovviamente mi riferisco al singolo ceffone, dato per ribadire dei limiti invalicabili dove questi non siano stati capiti in altro modo, non a chi massacra di botte i figli, manifestando problematiche psichiatriche di notevole rilevanza.



Fino agli anni '70 il ceffone era considerato una cosa normale, tutti i genitori ne facevano uso a malincuore e con la consueta parsimonia, ma il motto di allora era "quando ci vuole ci vuole!".

La stessa ricchezza di sinonimi (schiaffo, sberla, ceffone, scapaccione, botta, sculacciata, manrovescio, noce) è indice di una pratica abbastanza comune.

Il ceffone non aveva lo scopo di produrre dolore: le guance e i glutei sono scarsamente innervati e se lo scopo fosse veramente il dolore, le punizioni sarebbero state ben altre; tra l'altro, nell'infinito e raccapricciante catalogo delle feroci torture che gli uomini hanno inflitto ai loro simili per vendetta, per punizione o per indurli a forzata confessione, ceffoni e sculacciate sono vistosamente assenti, in quanto non producono alcun dolore apprezzabile.

Lo scopo del ceffone è unicamente l'umiliazione: di fronte al senso di onnipotenza che tutti abbiamo quando siamo piccoli, il ceffone insegna che c'è una regola da rispettare, un confine da non oltrepassare, per il nostro bene e per le nostra stessa sopravvivenza. Non è affatto necessario cadere dal terzo piano per capire che la cosa può essere assai pericolosa, ma, se le parole non convincono il marmocchio che si ostina capricciosamente a tentare di scavalcare la ringhiera, la sberla data a tempo e luogo può salvargli la vita. Chissà perché, ma pur non avendo mai sperimentato direttamente una caduta dal parapetto, l'amato pargolo non si avvicina più alla zona di pericolo, se ha impresso nella memoria l'oltraggio alla rosea guancetta vellutata.



Personalmente ho preso sberle sia sulle guance che sul posteriore e ho pure assaggiato il battipanni e la cinghia dei pantaloni, ma, per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare alcun trauma relativo a tali esperienze. Ho fatto anni di accurato lavoro psicologico su me stesso e, nonostante abbia frugato in lungo e in largo in tutti i più reconditi meandri del mio passato, tali esperienze hanno rappresentato per me dei puri fatti di cronaca, senza lasciare nemmeno minime tracce di dolore, di rabbia, di senso di impotenza, di frustrazioni o altro.

Ho parlato pure con numerosi amici che hanno una età simile alla mia e ho potuto constatare la stessa identica cosa.

Insomma, pur avendone presi io, i miei genitori, i miei zii, i miei amici, i miei parenti, gli amici dei miei genitori e un numero enorme di miei conoscenti e pur avendo fatto accurate interviste all'uopo, tutti si ricordano più o meno bene tali eventi, non ho sentito affatto racconti traumatici.

Anzi: tutti mi raccontano le terribili marachelle che avevano commesso e il racconto dei ceffoni è accompagnato quasi da un tono di consolazione, in cui non veniva minimamente messo in dubbio la giustezza del provvedimento, anzi, veniva corredato di una specie di "meno male, se mio padre non mi avesse punito così avrei continuato a fare così e probabilmente non sarei qui vivo a raccontarti cosa ho combinato quella volta!".

In vita mia non ho mai sentito un adulto della mia età lamentarsi seriamente di un ceffone. Mai. Tutti me l'hanno descritto come un atto di burbera attenzione, in fin dei conti, di amore.

Quindi mi chiedo: è cambiata la psiche delle persone improvvisamente?



Nessun genitore dà a cuor leggero un ceffone a suo figlio come nessun maestro lo dà ad un suo allievo. Ma il bambino e l'adolescente //non sono dei piccoli adulti//, come ci si ostina stupidamente a considerarli oggi, bensì delle persone che di esperienza nella vita ne debbono fare ancora tanta, e che la debbono fare in maniera completa con tutti e cinque i sensi.

Non conoscono i pericoli, non hanno il senso della misura, non conoscono limiti e confini.

Potranno apprendere solo tramite l'esperienza, non tramite le sole chiacchiere che  portano il figlio a ripetere ancor di più e per sfida ogni cosa che venga sanzionata.

Insomma: un bambino non può capire solo a parole quali limiti non vadano superati, a volte ha bisogno anche di provare fisicamente la presenza di limiti da non oltrepassare. Se non si scotta non capirà mai che non bisogna toccare il fuoco o oggetti roventi, se non cade non impara a camminare, se non si sbuccia un ginocchio non impara a mantenere l'equilibrio su un pendio. 

Non va dimenticato che il bambino vuole anche saggiare la robustezza dei confini da non oltrepassare, anche perché questa robustezza è la misura della protezione che lui stesso riceve, e quindi, molto spesso, si mette in aperta sfida per provare fin dove si può arrivare. E se vede che i confini non ci sono, oppure che questi consistono solo in chiacchiere astratte, da un lato sente il delirio di onnipotenza, ma dall'altro capisce che le persone che lo accudiscono sono delle pappe-molli, e quindi non si percepisce affatto sicuro e protetto.

Insomma nessuno impara alcunché senza dolore e senza frustrazioni, nessuno finora su questo pianeta c'è riuscito e non mi risulta che i nostri piccoli abbiano avuto dalla vita una speciale dispensa.



Nella nostra visione schizofrenica e manichea di tutte le cose non c'è spazio per esperienze che non siano premiali: pertanto quei limiti, quelle difficoltà, quelle prove, quelle correzioni e quei limiti che i genitori non forniscono più, vengono dati direttamente dalla vita, senza tante smancerie.

Un genitore sa somministrare le punizioni in maniera saggia e solo a ragion veduta, ma gli eventi che ci capitano non rispettano gli idealismi //dolcecuoristi//.

E di fronte alle vere prove dell'esistenza si vedono numerosi giovani suicidi, un numero veramente preoccupante che mai si era verificato nella storia, che non reggono alla prima delusione d'amore, alla prima bocciatura, alla prima derisione, alla prima avventura non riuscita. Non dimentichiamoci che **[[http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2006/09_Settembre/11/suicidio.shtml|i suicidi sono la prima causa di morte tra i giovani dai 15 ai 25 anni]]**. Vogliamo riflettere su questo? Nessuno sente agghiacciarsi il sangue a questa terrificante statistica?

E si vedono tanti pulcini bagnati che falliscono miseramente e continuamente, che non sanno cavarsela da soli perché sono abituati a ricevere tutto su di un piatto d'argento.

Infatti la maggior parte dei giovani non sa osare, non sa intraprendere una strada nuova, cerca disperatamente solo le soluzioni rassicuranti che li tenga nell'utero materno per tutta la vita, lontani da ogni rischio e da ogni pericolo. Proprio per loro è stato coniato il termine **//bamboccioni//**.

A volte, infine, vediamo che le pulsioni aggressive, mai contenute da un innocente ceffone, si trasformano nel bullismo, che è tipico di una società che non ha né regole né forme di contenimento, e quindi tutti a strapparsi i capelli per la violenza giovanile. Ma chi osasse fermare il bullo, mentre tortura i ragazzi più piccoli e più deboli, con un sonoro scapaccione, verrebbe immediatamente incarcerato e sbattuto in prima pagina come mostro. 



Il ceffone, prerogativa paterna per eccellenza, è ciò che ristabilisce l'ordine, la gerarchia, la norma. 

Ma quando queste cose non sono più dei valori è naturale demonizzare la correzione fisica.

La trasformazione del ceffone in reato, da atto di amore ad esecrabile abominio è uno dei frutti più evidenti del mammismo di stato. 

Quindi è vietato imparare fin da bambini a non oltrepassare i confini, anzi, quello che oggi si insegna è che "i limiti sono fatti per essere superati", non rendendosi conto che questo principio è il motto dello psicotico. 

Voglio vivamente invitare coloro che vogliono imporre una educazione che ridicolizza limiti e confini a darci coerentemente un saggio di tali meraviglie lanciandosi giù, a scopo dimostrativo, da un precipizio di un centinaio di metri. Avremmo comunque un risultato importante: o avremo definitivamente la prova del fatto che loro hanno ragione oppure ci saremo liberati una volta per tutti da pericolosi cattivi maestri.

----

Per fortuna molte persone capiscono che si sta imboccando una strada senza uscita e stanno cercando di dare una svolta:

[[http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_01/rastelli_schiaffoni_referendum_33bfba52-7e60-11de-812c-00144f02aabc.shtml| Schiaffoni ai figli, in Nuova Zelanda - un referendum per riammetterli - A raccogliere le 310 mila firme è stata una madre: «Divieto da cancellare, servono all’educazione»]] 



----

[[indice]]